Fai da te

Come aggiustare da soli il rubinetto che scorre spendendo meno di 10 euro

Il ticchettio notturno di un rubinetto che gocciola è la tortura cinese dell’inquilino moderno. Non è solo il fastidio acustico, ma la consapevolezza che ogni “ploc” è un centesimo che scivola via, insieme a migliaia di litri d’acqua sprecati ogni anno.

Secondo i dati del monitoraggio idrico nazionale del 2024, un singolo rubinetto che perde può arrivare a dissipare fino a 5.000 litri in dodici mesi. Chiamare un idraulico per una sciocchezza simile significa veder svanire almeno 60 o 80 euro tra chiamata e manodopera; risolverlo da soli, invece, è un esercizio di micro-ingegneria che costa meno di un aperitivo.

Anatomia di una perdita da dieci euro

La maggior parte dei guasti domestici si riduce a due colpevoli: la guarnizione a sella nei vecchi modelli a manopola o la cartuccia in ceramica nei miscelatori moderni. Se avete un rubinetto classico, il ricambio costa circa 0,50 euro. Se avete un miscelatore monocomando, la cartuccia compatibile universale si aggira sui 7-9 euro. Il segreto per restare nel budget è non farsi incantare dai ricambi originali marchiati, spesso identici a quelli industriali che trovate nelle ferramenta di quartiere.

Per operare servono pochi strumenti: una chiave a rullino (che se non avete, potete rimediare in offerta a circa 6 euro nei brico), un cacciavite e un rotolo di nastro teflon da 1 euro. Prima di iniziare, ricordatevi di chiudere la valvola centrale. C’è un dettaglio che spesso si dimentica: dopo aver chiuso l’acqua, aprite il rubinetto per scaricare la pressione residua. Se non lo fate, al momento di svitare la ghiera, riceverete uno schizzo in faccia che è il battesimo di ogni idraulico improvvisato.

L’intuizione non ortodossa: il calcare come “lama”

Spesso cambiamo la guarnizione e il rubinetto ricomincia a perdere dopo una settimana. Perché? Il problema non è la gomma, ma la “sede” metallica del rubinetto. Nel tempo, il calcare deposita una crosta dura e tagliente proprio dove la guarnizione deve poggiare. Questa crosta agisce come una lama che incide la gomma nuova alla prima stretta.

L’intuizione utile è trattare la sede con una pallina di carta stagnola imbevuta di aceto prima di rimontare tutto. La stagnola è abbastanza abrasiva da rimuovere il calcare, ma troppo morbida per rigare l’ottone del rubinetto. È una levigatura artigianale che salva la vita ai gommini nuovi.

Il trucco del nastro bianco

Un caso reale registrato frequentemente nei forum di manutenzione nel 2025 riguarda le micro-perdite dalla base del miscelatore. Spesso si pensa che il rubinetto sia rotto, invece è solo l’O-ring (l’anellino di gomma alla base) che si è seccato. Qui entra in gioco il nastro teflon: un paio di giri sulla filettatura della ghiera interna possono ridare tenuta a un sistema che sembrava destinato alla discarica.

Mentre lavorate, fate caso alla finitura cromata: un trucco laterale per non graffiare il metallo con la chiave inglese è frapporre un vecchio calzino di spugna tra la pinza e il rubinetto. È un dettaglio da perfezionisti, ma evita di trasformare una riparazione funzionale in un disastro estetico.

A questo punto, con il pezzo vecchio in tasca per non sbagliare misura dal ferramenta, siete pronti per l’acquisto.

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