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Gettare vecchi mobili: la guida passo passo per non sbagliare rischiando una multa

Un armadio smontato lasciato vicino ai cassonetti non è “una cosa da niente”. È un rifiuto ingombrante abbandonato. E la multa può arrivare davvero.

Capita spesso. Si cambia casa, si rifà il soggiorno, si svuota la cantina. Il mobile vecchio diventa un problema. Non entra nell’auto, non sai dove portarlo, pensi di appoggiarlo un attimo in strada. Magari di sera. Magari sperando che qualcuno lo prenda. È qui che iniziano i guai.

Non è un rifiuto qualunque

Un divano, una cucina smontata, una rete da letto non sono rifiuti urbani normali. Non si possono lasciare accanto ai bidoni. Ogni Comune ha un servizio dedicato per il ritiro degli ingombranti. Gratuito, nella maggior parte dei casi, ma su prenotazione.

Il meccanismo è semplice, almeno sulla carta. Si chiama il numero della società che gestisce la raccolta, si fissa un giorno, si espone il mobile sotto casa solo nelle ore indicate. Non prima. Non dopo. Se lo lasci due giorni prima, anche se hai prenotato, rischi la sanzione. E non è una cifra simbolica. Si parte da qualche centinaio di euro e si può salire.

Il problema è che molti non lo sanno o fanno finta di non saperlo. Oppure trovano linee occupate, tempi lunghi, appuntamenti a distanza di settimane. Succede. Ma questo non cambia le regole.

Centro di raccolta: l’alternativa che pochi usano

Ogni città ha isole ecologiche dove portare direttamente i mobili. Serve un documento, a volte la tessera sanitaria, e l’auto per trasportarli. Non sempre è comodo. Però evita attese e fraintendimenti.

Qui c’è un’altra zona grigia. Non tutti i centri accettano qualsiasi cosa. Alcuni chiedono di separare legno, metallo, parti elettriche. Se arrivi con un mobile ancora intero, ti fanno smontare sul posto. Non è raro. E chi non è attrezzato torna a casa con il problema irrisolto.

Attenzione agli “svuota tutto” improvvisati

C’è poi la tentazione del passaparola. “Ti mando un ragazzo che si occupa di tutto”. Prezzo basso, pagamento in contanti, via in un’ora. Il rischio è che quel mobile finisca in un terreno abbandonato o lungo una strada di periferia. E se viene trovato con elementi che portano a te, la responsabilità può tornare indietro.

Non sempre è facile distinguere chi lavora regolarmente da chi no. Chiedere una ricevuta, una partita Iva, un documento di trasporto non è eccessivo. È prudenza.

Cosa cambia nella vita quotidiana

Il punto non è solo evitare la multa. È evitare che il quartiere si trasformi in deposito permanente di mobili rotti. Basta fare un giro in alcune zone per capire quanto il fenomeno pesi. Materassi appoggiati ai muri, armadi smontati sotto i balconi, cucine lasciate a metà.

Quando i rifiuti restano per giorni, diventano un problema per tutti. Degrado, topi, lamentele continue. E tensioni tra vicini.

Gettare un mobile non è complicato, ma richiede un minimo di organizzazione. Una telefonata, un appuntamento rispettato, qualche vite da svitare. Sembra poco, ma fa la differenza.

Poi è chiaro, non tutti i servizi funzionano alla perfezione. Ci sono ritardi, disguidi, zone meno coperte. Però lasciare tutto sul marciapiede non è una soluzione. È solo un modo per spostare il problema di qualche metro. E sperare che diventi di qualcun altro.

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