Fai da te

L’Alfabeto degli Affetti: Crea il tuo ‘Wall of Love’ temporaneo

Una lettera appesa male, un cuore storto, una parola che dice tutto senza spiegarsi. San Valentino, in casa, funziona meglio così. Non con grandi gesti, ma con qualcosa che resta addosso alle pareti per qualche giorno e poi sparisce. L’Alfabeto degli Affetti nasce proprio come idea semplice e concreta: usare lettere, iniziali, parole brevi per costruire un Wall of Love temporaneo, fatto in casa, senza trasformare il salotto in una vetrina.

Una parete, poche lettere, il resto lo fa la storia

Non serve una parete intera. Basta uno spazio libero: sopra il divano, vicino al letto, lungo un corridoio. L’idea è scegliere lettere che abbiano senso solo per voi. Le iniziali. Una data. Una parola che usate da anni e che fuori non capirebbe nessuno. Anche una singola lettera può bastare.

Cartoncino, lettere adesive removibili, nastro di carta, mollette, carta da pacco. Materiali che non fanno paura. Se viene male, si rifà. Se viene troppo perfetto, si rovina apposta. È qui che smette di sembrare una decorazione e diventa qualcosa di vostro.

Il bello dell’Alfabeto degli Affetti è che non urla San Valentino. Non è rosso acceso, non è pieno di simboli scontati. Può essere neutro, delicato, quasi invisibile. Una parola in bianco su muro chiaro. Lettere sparse, non allineate. Una sequenza che si legge solo fermandosi un attimo.

Questo lo rende facile da tenere anche dopo il 14 febbraio. Non ti stanchi subito. Non ti sembra fuori luogo. Sta lì e accompagna.

Una parete così cambia l’aria, senza stravolgere nulla. Entri in casa e c’è qualcosa che parla di voi. Non agli altri, a voi. È una presenza leggera. Non chiede attenzione, ma se la guardi ti rimette in una certa disposizione.

Per le coppie è un modo semplice per segnare un momento. Per le famiglie diventa un gioco condiviso. I bambini scelgono le lettere, inventano parole, le spostano. La casa diventa meno rigida, più viva.

Sapere che non deve durare per sempre toglie pressione. Puoi cambiare. Puoi togliere tutto il giorno dopo. Puoi lasciare solo una lettera. O niente. Il Wall of Love non è una promessa, è una fotografia emotiva.

C’è chi lo tiene una settimana. Chi un mese. Chi lo smonta la sera stessa di San Valentino. Tutte scelte giuste. Perché il senso non è conservare, ma vivere quel gesto. Non serve essere creativi. Basta esserci. L’Alfabeto degli Affetti funziona perché non sembra un progetto. Sembra una cosa fatta di getto, con quello che c’era in casa. Ed è proprio questo che lo rende credibile.

Magari il 15 febbraio quella parete tornerà vuota. O magari resterà una lettera sola. Non importa. Ha fatto il suo lavoro. Ha reso la casa un po’ più vostra. Anche solo per qualche giorno.

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